Coltiv-azioni

Impruneta, (Firenze) 1995/1998

Mentre noi lavoriamo alla natura,
la natura lavora alla nostra anima
(J. Beyus)

Questo lavoro si è svolto nell’arco di tre anni esclusivamente nei 20 mq. o poco più del mio orto. In questo periodo mi sono avvicinata in prima persona alla terra e alla coltivazione biologica: si è aperto un mondo affascinante fatto di piante, cicli che si ripetono e sottendono a leggi immutabili.
L’orto è un organismo vivente, un piccolo ecosistema, con il quale si instaura un rapporto complesso, come in un’amicizia. La terra, l’humus, non è un substrato inerte fatto per essere sfruttato: senza le opportune cure si impoverisce; ogni pianta rimanda un proprio carattere, entra in relazione con un dialogo.
Fotografare le mie coltivazioni non ha significato fissare l’attimo, ma iniziare un’ osservazione costante e ripetuta per capire i meccanismi e mirare gli interventi.
Oltre a conoscere il momento della semina, del trapianto e della messa a dimora delle piante, occorre sapere quando eseguire i lavori della cura del terreno, della preparazione del composto, quando distribuire i macerati e i concimi organici. Esistono consociazioni favorevoli tra i tipi diversi di piante, insetti utili, rotazioni colturali necessarie.
Il progetto si è sviluppato gradualmente come “work in progress”: approfondendo le tematiche relative alla coltivazione, aggiungendo nuovi tasselli, nuove schedature come in un manuale visivo.
Nelle immagini talvolta emerge la variabile temporale, il rapporto tra prima e dopo, tra il seme, la pianta e il frutto, istanti di un ciclo che riportano la molteplicità all’interno dell’unità-natura.
Il mio lavoro fotografico è diventato parte della vita, nell’azione continuata nel microsistema del mio orto, in piena armonia con l’ambiente.

SABRINA TOMASELLA

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